giovedì 18 luglio 2013

Gli "STRUPP'L" di mamma Gemma con la nostra ricetta di famiglia



Premesso che ognuno di noi ha le sue debolezze e trova duro "resistere" all'offerta di determinati cibi che trova più allettanti di altri, se doveste fare una prova con me mettendomi di fronte la torta più stratosferica del mondo o un vassoio di bignole e poi un vassoio di questi struppoli.
E statene certi, non avrei alcun dubbio, a farmi capitolare sarebbero proprio gli struppoli!
Sì lo so sono fritti, sono poco salutari e se si considera che si mangiano pure accompagnati dai salumi ... sono calorici da morire, ma che ci posso fare se li adoro? 
E poi sono una precisa (lo sapete, no??) quando faccio qualcosa, la faccio per benino... dunque se proprio peccato deve essere, allora voglio farlo come si deve!
E la mia mamma, che ben mi conosce, sa come tentarmi. 
E sì, mi ha tentato proprio come si deve stavolta, con la scusa che questa ricetta andava assolutamente messa sul blog, l'ha detto lei eh, perchè è una ricetta di famiglia, un pò speciale... 
Me ne ha portato vassoietto bello colmo, pronto da FO-TO-GRA-FA-RE... seeee!
Infatti... ehm, ehm, l'ho fotografato no? 
Guardate qui:


Peccato però che subito dopo non ho resistito e il vassoio esiste solo più qui in foto oramai, perchè in un battibaleno, uno dopo l'altro, TUTTI me li sono finiti questi struppoli... alla faccia dell'imminente prova costume che mi attende!
La ricetta degli struppoli (da non confondere assolutamente con gli struffoli anch'essi napoletani, ma dolci e preparati con il miele) è tipica della valle telesina, in cui sono nati entrambi i miei genitori. 
La diatriba tra i paesani per la ricetta in questione è sempre stata lievito sì o lievito no. 
Mamma però, da sempre li fa con il lievito e secondo me sono mille volte meglio che senza. 
Dite che mi sbaglio? 
Beh, potreste sempre provare a smentirmi sperimentando entrambe le versioni con e senza lievito, mettendole a confronto. Se vi piace il genere però, vi consiglio di farli, perchè sono davvero troppo buoni!


Ingredienti:

1 kg di farina 
25 gr di lievito di birra 
1 bicchiere d’olio 
10 uova
1 cucchiaio di sale
1 pizzico generoso di pepe
1 litro d’olio di semi di arachidi per la frittura



NOTE PERSONALI:

Riporto qualche curiosità, che potete leggere integralmente qui, circa Lo struppolo, di cui esiste anche una Sagra che si tiene a San Salvatore Telesino ogni anno tra la fine di agosto e i primi di settembre. La Proloco di san Salvatore ha perfino organizzato un corso per imparare a farli! Perchè si sa, come dico sempre per ogni lievitato, i "trucchi" stanno più che nella ricetta in sè, nei procedimenti, e nell'uso sapiente delle mani! 
Per cui per chi volesse diventare MASTRO STRUPPOLO si organizzi per tempo!
"Dopo aver degustato uno struppolo, non lasciatevi turbare dalle sensazione che avvertirete subito al primo boccone, la secchezza alla gola: è creata ad arte. L’inventore o meglio gli inventori dello struppolo conoscevano bene la scala dei piaceri della vita: lo struppolo deve procurare una lievissima impressione di soffocamento, da noi si dice : “Adda ndurzà nganna” perché deve far venire la voglia di bere. Infatti, si accompagna benissimo ad un buon bicchiere di vino, rosso preferibilmente. Altro che tristi fettine alla brace o insipidi hamburger. Diamo qui di seguito la ricetta originale nelle sue due varianti, poiché anche la preparazione degli struppoli si è spaccata sin dall'inizio in due scuole di pensiero: con lievito o senza lievito?"
Ovviamente fedelissima alla tradizione di famiglia, vi riporto qui di seguito la versione che da sempre prepara la mia mamma, che come ho già anticipato prima, è con lievito.


Procedimento:

Impastare su una spianatoia tutti gli ingredienti (aggiungere per ultimo il lievito stemperato in un po’ d’acqua tiepida). Far lievitare per circa 1 ora (in un posto caldo) l’impasto in un cestino ricoperto con un panno di lana. Successivamente, rovesciare l’impasto cresciuto sulla spianatoia e tagliare a tocchetti lunghi 0,8-0,9 cm. 
Passarli con mano leggera sull'intreccio del cestino di vimini precedentemente adoperata per dare agli struppoli il loro caratteristico aspetto “corrugato”. 
Far riposare per circa un quarto d’ora. Intanto, far scaldare in una teglia (più alta che larga) l’olio. Quando la temperatura dell’olio sarà elevata, cominciare a tuffarvi gli struppoli, pochi alla volta fino a quando avranno preso un bel colore dorato. 
Fare scolare bene su apposita carta da cucina. 
Gli struppoli sono buoni sia caldi che freddi e si possono tranquillamente surgelare. 
Nella versione senza lievito bisogna lavorare velocemente (e in punta di dita) l’impasto. 
Al contrario bisogna sbattere più energicamente le uova, prima di aggiungerle agli altri ingredienti. Ovviamente, non occorre attendere la lievitazione: si può friggere subito. 
La ricetta sembra facile; in realtà non lo è, perché, come diceva un grande esperto Brillat-Savarin (e faceva l’esempio dell’uovo termico), “le pietanze più semplici sono quella più difficili da preparare”. In effetti, se non volete andare incontro a cocenti delusioni, deponete il vostro orologio e non vi cimentate da soli nella preparazione. Almeno la prima volta, occorre la guida di una sapiente massaia, disposta a rivelarvi insidie e segreti della ricetta.


Infine sono veramente fiera di essere stata l'artefice dell'inserimento degli struppoli anche nel famoso social network del cibo. Parlo ovviamente di "GENTE DEL FUD" di cui faccio parte. La scheda degli struppoli la trovate qui. E chiunque voglia approfondire l'argomento o apportare il suo positivo contributo in proposito, secondo lo spirito che anima il gruppo, è ovviamente ben accetto!
Vi lascio un abbraccio e buonissima estate a tutti!
Alla prossima ricetta...





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